Ansia “buona” e ansia “cattiva”. Differenze, sintomi ed indicazioni terapeutiche

Che cos’è l’ansia?
E’ un sentimento molto angosciante per le persone che lo vivono. La radice etimologica riporta a concetti quali il sentirsi soffocare, il sentirsi stretti.
Di fatto è un sentimento naturale che nasce dal tentativo dell’individuo di adattarsi alla realtà di fronte ad uno stress attraverso un meccanismo psicologico che acquista la funzione di anticipare la percezione di un eventuale pericolo. A seguito di ciò vengono messe in azione determinate risposte fisiologiche che hanno la funzione di proteggerci dalle minacce esterne preparandoci all’azione e contemporaneamente motivandoci all’interazione con il mondo circostante. Da un lato quindi un atteggiamento di approfondimento e di esplorazione per individuare il pericolo e dall’altro un comportamento di fuga ed evitamento.
Questa ansia è del tutto naturale ed è costruttiva in quanto è funzionale alla nostra sopravvivenza. L’ansia in questo caso diventa uno stimolo e agisce come motivazione all’accrescimento.
Basti pensare all’ansia prima di sostenere un esame poco interessante. In questo caso l’ansia agisce come stimolo (ansia da prestazione) e ci spinge ad impegnarci per il raggiungimento dell’obiettivo.

Quando la nostra risposta emotiva ci impedisce di superare la situazione vivendo uno stato di allarme non corrispondente ad un pericolo reale, perdiamo la funzione costruttiva e di adattamento di questa emozione e ci ritroviamo di fronte ad un comportamento sproporzionato che si presenta come disturbo psichico.
In questa situazione gli stimoli percepiti dai processi cognitivi vengono valutati in maniera errata.
Parliamo di ansia cattiva-disfunzionale.
La persona sviluppa alcune tipologie di comportamento per tenere sotto controllo l’angoscia.
Abbiamo ad esempio un comportamento di evitamento. La persona evita il contatto con l’oggetto temuto (ad es. se l’ansia è determinata dalla paura dei cani eviterà di mettersi in condizioni di incontrare cani e nei casi più gravi eviterà di uscire).
In altri casi, più patologici, viene rimossa al livello inconscio la fonte della propria ansia e pertanto il soggetto vive un’ansia generalizzata apparentemente senza causa (visibile), in quanto i ricordi minacciosi e spiacevoli non vengono più ricordati.

I sintomi più frequenti sono di tipo:

Fisiologico:
-aumento della tensione muscolare
-tachicardia (accelerazione dei battiti del cuore)
-aumento della pressione sanguigna e della sudorazione
-iperventilazione (cioè l’aumento della frequenza respiratoria al di fuori del controllo della persona) e senso di soffocamento
-senso di vertigine e nei casi più gravi di annebbiamento della vista e di svenimento
-aumento della sensibilità dell’organismo agli agenti esterni

Cognitivo:
-valutazione della realtà in modo irrealistico (generalizzazione, pregiudizio) come valutazione globale della persona (“se non riesco a fare questo sono un incapace.”)
-autosvalutazione, pensare di non essere in grado di non essere all’altezza, di non farcela
-pensiero catastrofico: convincersi che è qualcosa di incontrollabile
perfezionismo, ovvero decidere di rimandare continuamente una decisione di affrontare un problema o un compito fino a quando non ci si sente o non ritiene “perfettamente” pronti.
Spesso i disturbi d’ansia si associano a disturbi dell’umore come stati depressivi. E’ quindi opportuno ricorrere subito ad uno specialista e iniziare una cura adeguata.

Come si può intervenire?
La cosa da evitare è ricorrere al “fai da te” e al sentito dire. E’ invece opportuno affidarsi subito ad uno specialista e iniziare una cura adeguata. Lo specialista per i disturbi d’ansia è lo psicologo/ psicoterapeuta. L’approccio multidisciplinare alla persona è indubbiamente l’approccio migliore. Lo psicologo dovrà fare un adeguata valutazione, attraverso dei colloqui di consulenza, per formulare una diagnosi che spieghi le origini dell’ansia e proporre un percorso terapeutico individualizzato. Nei casi più gravi, se l’ansia raggiunge livelli invalidanti per il paziente sarà necessaria una valutazione psichiatrica e occorrerà una terapia farmacologica adeguata. Contemporaneamente sarà opportuno intraprendere una psicoterapia al fine di comprendere quali fattori psicologici, familiari, relazionali abbiano concorso nel determinare i sintomi. Lo psicologo/psicoterapeuta e lo psichiatra devono lavorare di concerto e seguire il paziente insieme per tutto il percorso terapeutico in modo da diminuire progressivamente gli eventuali farmaci e accompagnarlo alla guarigione.

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