Carezze

Il mio recente viaggio napoletano mi ha stimolato una riflessione che vorrei condividere con voi. Quanto è bello che le persone ci sorridano quando ti salutano? Quanto ci scalda il cuore un caffè offerto o un consiglio dato senza volere niente in cambio? La generosità napoletana, la spontaneità della gente mi ha fatta sentire bene perché anch’io, come tutti del resto, ho bisogno di quelle che Berne chiama “CAREZZE”. In analisi transnazionale le carezze si definiscono come “dei riconoscimenti che avvengono tra due persone e che comportano una certa dose di emozione”. Le Carezze possono essere gesti, come un sorriso, una carezza appunto, un abbraccio, un favore, un regalo.. ; ma ci sono anche carezze verbali, come un complimento, un saluto…Le carezze possono essere anche negative quando sono associate a sentimenti sgradevoli ovviamente.
La nostra vita è piena di carezze, ma proviamo a farci qualche domanda a proposito e potremmo sorprenderci di ciò che ci risponderemmo:
Quante carezze nell’arco di una giornata faccio generalmente agli altri?
Quante carezze invece ricevo dagli altri?
Sono più le carezze positive o negative quelle che faccio? E quelle che ricevo?

Potrei andare avanti con altre domande che approfondirebbero l’argomento ma mi dilungherei troppo e, del resto, credo che abbiate capito il punto.
Per concludere però vi lascio il testo di una famosa favola scritta nel 1970 da Claude Steiner, psichiatra, uno dei primi analisti transazionali che si è molto occupato di Carezze :LA FAVOLA DEI CALDOMORBIDI
Per chi di voi ha figli o nipoti può essere una bella e stimolante lettura da fare insieme!

CALDOMORBIDI Pdf

Psicoterapia: cos’è e quali sono le principali scuole

Cos’è la psicoterapia?

La psicoterapia è una modalità di trattamento in cui lo psicoterapeuta e il/i paziente/i lavorano insieme per cambiare una situazione di sofferenza psicologica. E’ un processo interpersonale ideato per provocare cambiamenti nelle emozioni, pensieri, atteggiamenti, comportamenti e relazioni che arrecano disagio alla persona che ha chiesto aiuto.

All’interno di questa definizione generale di psicoterapia è possibile trovare diversi tipi di intervento psicoterapeutico. Essi si distinguono per il setting terapeutico utilizzato e per l’orientamento teorico che ne è alla base.

Per quanto riguarda il setting terapeutico possiamo distinguere:

1) PSICOTERAPIA INDIVIDUALE: il paziente ed il terapeuta si trovano a tu per tu, quasi sempre di fronte (tranne che nella psicoanalisi freudiana tradizionale, in cui il terapeuta si colloca dietro al lettino su cui sta sdraiato il paziente), su due poltrone o attorno a una scrivania.

2) PSICOTERAPIA DI GRUPPO: i terapeuti sono generalmente due ed i pazienti possono essere seduti in cerchio, oppure muoversi in spazi più o meno strutturati, per eseguire esercizi di diverso genere (psicodramma, bioenergetica, danzaterapia, ecc.).

3) PSICOTERAPIA DI COPPIA: è condotta da un terapeuta o da una coppia di terapeuti e la coppia è seduta di fronte a loro. in alcune situazioni può essere utile la partecipazione ad alcuni incontri delle famiglie di origine dei coniugi/conviventi.

4) PSICOTERAPIA FAMILIARE: viene condotta da un terapeuta o da un’equipe terapeutica e può coinvolgere, a seconda delle situazioni, il singolo nucleo familiare, le famiglie di origine (i nonni materni o paterni, zii cugini ecc.), amici e persone ritenute significative per i membri della famiglia stessa.

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Il primo colloquio con uno psicologo, a cosa serve, come si svolge?

Il primo colloquio a tu per tu con lo psicologo di solito preoccupa un po’ il paziente.; anche se il Dottore/Dottoressa in questione  è stata consigliata per la sua umanità e professionalità ed anche  se , nel  colloquio telefonico, la voce  è sembrata calma e rassicurante. La tensione, l’ansia o in alcuni casi la paura di trovarsi di fronte uno/a sconosciuto/a che ci fa delle domande e al quale si dovrà mostrare le proprie debolezze e difficoltà magari anche imbarazzanti, potrebbe salire a tal punto da far venire seri ripensamenti e, a volte, da far rinunciare all’incontro!.E’ per questo che quando mi trovo davanti un nuovo paziente cerco di metterlo a suo agio, lasciandogli il tempo ed il modo per aprirsi e parlare liberamente di sè e di ciò che lo preoccupa. E sempre per lo stesso motivo non mi dimentico mai di complimentarmi per il coraggio e la forza interiore dimostrate a sè stesso nel compiere un primo, fondamentale passo verso la guarigione. Chiedere aiuto è sempre difficile perchè significa ammettere di essere in difficoltà e ancor di più di non riuscire a farcela da solo. Vuol dire capire sè stessi, i propri limiti ma anche dimostrare di saper trovare una strategia per uscirne!. Leggi tutto “Il primo colloquio con uno psicologo, a cosa serve, come si svolge?”

Ansia “buona” e ansia “cattiva”. Differenze, sintomi ed indicazioni terapeutiche

Che cos’è l’ansia?
E’ un sentimento molto angosciante per le persone che lo vivono. La radice etimologica riporta a concetti quali il sentirsi soffocare, il sentirsi stretti.
Di fatto è un sentimento naturale che nasce dal tentativo dell’individuo di adattarsi alla realtà di fronte ad uno stress attraverso un meccanismo psicologico che acquista la funzione di anticipare la percezione di un eventuale pericolo. A seguito di ciò vengono messe in azione determinate risposte fisiologiche che hanno la funzione di proteggerci dalle minacce esterne preparandoci all’azione e contemporaneamente motivandoci all’interazione con il mondo circostante. Da un lato quindi un atteggiamento di approfondimento e di esplorazione per individuare il pericolo e dall’altro un comportamento di fuga ed evitamento.
Questa ansia è del tutto naturale ed è costruttiva in quanto è funzionale alla nostra sopravvivenza. L’ansia in questo caso diventa uno stimolo e agisce come motivazione all’accrescimento.
Basti pensare all’ansia prima di sostenere un esame poco interessante. In questo caso l’ansia agisce come stimolo (ansia da prestazione) e ci spinge ad impegnarci per il raggiungimento dell’obiettivo. Leggi tutto “Ansia “buona” e ansia “cattiva”. Differenze, sintomi ed indicazioni terapeutiche”

Baby blues, depressione post-partum e psicosi puerperale

Il pediatra  e psicanalista  inglese Winnicott ha coniato il termine “baby blues” ( letteralmente “bambino triste”)per definire quella sorta di malinconia che colpisce il 50-70% delle donne nei giorni che seguono il parto e che si risolve spontaneamente nel giro di una- tre settimane al massimo. Si tratta di un disturbo di lieve entità caratterizzato da pianto improvviso ed immotivato, stanchezza, irritabilità e nervosismo, labilità dell’umore, paura e preoccupazione eccessive per il neonato e paura di non essere all’altezza del nuovo ruolo di madre. La forte componente ansiosa può sfociare in problemi del sonno e dell’appetito così come in disturbi psicosomatici (frequenti le cefalee). Leggi tutto “Baby blues, depressione post-partum e psicosi puerperale”