Il primo colloquio con uno psicologo, a cosa serve, come si svolge?

Il primo colloquio a tu per tu con lo psicologo di solito preoccupa un po’ il paziente.; anche se il Dottore/Dottoressa in questione  è stata consigliata per la sua umanità e professionalità ed anche  se , nel  colloquio telefonico, la voce  è sembrata calma e rassicurante. La tensione, l’ansia o in alcuni casi la paura di trovarsi di fronte uno/a sconosciuto/a che ci fa delle domande e al quale si dovrà mostrare le proprie debolezze e difficoltà magari anche imbarazzanti, potrebbe salire a tal punto da far venire seri ripensamenti e, a volte, da far rinunciare all’incontro!.E’ per questo che quando mi trovo davanti un nuovo paziente cerco di metterlo a suo agio, lasciandogli il tempo ed il modo per aprirsi e parlare liberamente di sè e di ciò che lo preoccupa. E sempre per lo stesso motivo non mi dimentico mai di complimentarmi per il coraggio e la forza interiore dimostrate a sè stesso nel compiere un primo, fondamentale passo verso la guarigione. Chiedere aiuto è sempre difficile perchè significa ammettere di essere in difficoltà e ancor di più di non riuscire a farcela da solo. Vuol dire capire sè stessi, i propri limiti ma anche dimostrare di saper trovare una strategia per uscirne!.

Cosa chiede lo psicologo al primo colloquio?

Amche se penso che la maggior parte dei miei colleghi potrebbe rispondere nel mio stesso modo a questa domanda  mi sento di rispondere per me e in base al mio modo di lavorare. Lo scopo principale del primo colloquio è quello di conoscere, a grandi linee, la persona che si ha davanti e il problema che l’ha spinta a venire da noi. Per questo le domande, se necessarie, riguarderanno la situazione di vita attuale della persona più ancora della sua storia individuale e  familiare (che verrà approfondita nei colloqui successivi). Dopo aver “conosciuto” meglio la persona le domande saranno incentrate sul sintomo (ove presente) o sul disagio che viene portato. Lo scopo sarà quello di definire meglio possibile i contorni del problema e di capire anche che tipo di cure/soluzioni la persona ha tentato prima di rivolgersi a me e che tipo di esito hanno avuto.

E’ sufficente un colloquio per avere la “soluzione” del problema?

NO. Il primo colloquio è più che sufficente per il paziente per capire se ha trovato lo psicologo/psicologa giusta con la quale affrontare e risolvere il suo disagio. Non siamo ( e qui parlo anche a nome dei colleghi!) dei maghi e non abbiamo bacchette magiche. Non disponiamo nemmeno di sfere di cristallo per predire il futuro e poter rispondere con esattezza matematica a domande del tipo “quante sedute occorreranno di preciso per guarire?”.  Chi promette risultati sicuramente positivi in un numero prestabilito di sedute o è un ciarlatano o ha doti soprannaturali. Ciascun  paziente è una persona diversa, con una diversa storia e diverse risorse personali da scoprire e utilizzare nel processo di guarigione. Oltre a questo dobbiamo ricordarci che il successo di una terapia dipende dall’aver instaurato un proficuo rapporto medico/paziente. Ogni terapia è perciò unica ed ha tempi e modi unici. Certamente però l’esperienza dello psicologo/psicoterapeuta potrà consentirgli di fare una previsione realistica  della durata di una terapia.

E dopo il primo colloquio?

Di solito il primo colloquio cosiddetto “di consulenza” viene completato da un secondo colloquio ( raramente da un terzo..) al termine del quale, approfonditi gli aspetti rimansti incompleti, si tirano le somme e si “restituisce” al paziente la nostra spiegazione del problema e delle sue cause e si propone un piano terapeutico.  A quel punto, di comune accordo, si decidono tempi e modi di una psicoterapia e si condivide un “contratto terapuetico”. Si invita il paziente a  fare tutte le domande possinbili per togliersi anche il minimo dubbio e per poter intraprendere una psicoterapia nella massima chiarezza di tutti gli aspetti: tempi, modi, costi etc..

Si puo avere un colloquio e poi non fare una psicoterapia?

Certo!. Ci si può rivolgere ad uno psicologo/a anche solo per avere uno spazio “protetto” in cui poter parlare di sè, sfogarsi per una situazione stressante sicuri di essere ascoltati e accolti e ovviamente tutelati dal segreto professionale. In molti casi è sufficente sapere di poter contare su una figura di riferimento competente  per stare meglio.  In altri casi si possono fare percorsi  di sostegno per seguire una persona in difficoltà ed aiutarla, anche attraverso incontri più diradati nel tempo (ogni due/tre settimane), a superare un periodo di cambiamento che la espone a forti pressioni psicologiche.

Voglio concludere questo articolo con un invito ad avere un ruolo attivo nei confronti dello psicolgo/psicoterapeuta. Ricordatevi che siete voi ad avere il problema e che siete voi i migliori conoscitori di voi stessi!. Fate domande ed esponete sempre le vostre perplessità ricordandovi che noi professionisti siamo prima di tutto persone come voi  e che ovviamente  possiamo sbagliare o capire male alcune cose. Cercate un dialogo senza timore reverenziale, ok?!

Buona vita a tutti!

Dott.ssa Lara Agostini

 

 

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